“Avevo solo una manciata di stelle” – Un libro emozionante

Oggi parliamo di un cane che ha rubato il cuore di molti lettori, quando uscito dal canile ha deciso di pubblicare la sua autobiografia. Si chiama Rubacuori appunto, detto Ruby, e ha vissuto i primi 8 interminabili anni della sua vita in un canile orribile.

La storia

Ruby sarebbe potuto essere uno dei tanti, uno qualunque. Uno di quelli che entrano in canile chissà quando e non ne escono più. Non per colpa loro, sia chiaro, ma la reclusione in canile lascia poco spazio alle aspettative di vita. Si sa quando si entra, ma solo per puro caso si può uscire di li.

Al contrario di molti altri però Ruby un bel giorno esce, grazie a dei volontari e ad una famiglia pronti ad accoglierlo. Da quel giorno decide di iniziare a fare qualcosa, nel suo piccolo, per cambiare le cose. Fonda l’associazione Secondazampa e pubblica un libro a sue spese, per raccontare la sua storia e far si che i suoi “amici” rimasti li dentro abbiano una speranza.

Nel libro vengono descritti meravigliosamente gli anni di reclusione, fatti di giornate quasi sempre uguali e di abitudini ritualizzate. Sembra quasi che l’autrice abbia vissuto quelle esperienze in prima persona, dato che le narrazioni di Ruby non si discostano dalla realtà dei fatti più di tanto.

I pensieri, le paure, i sogni e la realtà quotidiana vengono descritti in modo splendido. Per un attimo, chiudendo gli occhi, sembra quasi di trovarsi con Ruby dentro quel box.

Riflettori su una realtà ignorata

La realtà dei canili è sconosciuta ai più, bisogna ammetterlo. Non sono molti quelli che hanno messo piede in queste strutture e nell’immaginario collettivo sono dei posti orribili. Questo libro conferma appieno l’immagine negativa che abbiamo, e descrive in modo preciso il punto di vista di ogni singola anima che si trova li dentro.

Sarebbe facile a questo punto pensare che il canile sia solo questo. Il nome della struttura nella quale era ospitato Ruby non è mai citato nel libro. Le condizioni di vita li dentro sono da codice penale, e sfortunatamente corrisponde alla realtà. Si tratta molto spesso di canili gestiti dai comuni, posti in luoghi periferici lontano dagli occhi dei cittadini. Gli operatori al loro interno non hanno alcuna formazione cinofila,e i volontari molto spesso non sono neanche ammessi (anzi guardati con diffidenza).

Accanto a queste realtà ne esistono molte altre però. Basti pensare ai rifugi gestiti dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane o dall’Enpa. In queste realtà, ugualmente orribili psicologicamente, i volontari e i responsabili si occupano dei cani nel modo migliore, compatibilmente con le risorse che hanno a disposizione.

Questo non vuol dire che i cani stiano bene li dentro. Hanno cibo, acqua, cure mediche e con un po’ di fortuna una sgambata quotidiana di una mezzoretta. Non è questo ciò che basta a un cane per vivere. Può bastare a sopravvivere, e solo i più forti ci riescono. Stare per più di 23 ore chiusi in una gabbia (o un cubo come lo chiamerebbe Ruby), ha un impatto psicologico devastante per ognuno di loro.

E adesso che fa Ruby?

Nel 2008 ha fondato un blog, Secondazampa, e una community con una pagina facebook nella quale oltre ad appelli di cani in adozione troverete anche aggiornamenti sulla sua vita. Potrete vederlo in vacanza, al mare, in montagna, in macchina, o mentre fa una delle attività che adora: fare un pisolino.

Il libro ha attirato l’attenzione della Sperling & Kupfer che ne ha curato nel 2015 la riedizione. Parte del ricavato è devoluto alle associazioni che si occupano dei cani reclusi nei canili. Ha raggiunto un’incredibile notorietà e attirato l’attenzione dei media grazie alla sua autobiografia self-published e oggi cura anche una rubrica su VanityFair.it.

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