La malattia di Lyme nel cane

Qualche tempo fa abbiamo parlato a lungo dell’Ehrlichiosi, una pericolosa malattia trasmessa dalle zecche che se non curata in modo adeguato porta alla morte del cane. Restando in tema, oggi parliamo di un’altra malattia trasmessa dal temibile parassita: la malattia di Lyme, detta anche Borreliosi.

La Borreliosi nel cane

Questa malattia è particolarmente diffusa in America, ma si riscontra un numero sempre crescente di casi anche in Europa. Si tratta di una malattia che ha necessariamente bisogno di vettore per essere trasmessa, ovvero: la zecca.
Anche l’uomo può esserne colpito, anche se i casi di contagio umano sono circa la metà di quelli del cane. Questo perché la zecca può attaccarsi più facilmente al pelo del cane piuttosto che alla nostra pelle o ai pantaloni, e soprattutto può nascondersi rapidamente, specie quando il pelo è lungo.

Contagio

Per trasmettere la malattia è necessario che la zecca resti attaccata per 48 ore, ma anche in questo caso non c’è la certezza che il contagio avverrà. La zecca responsabile è la Ixodes ricinus, che è la stessa che trasmette anche l’Ehrlichiosi. Le due malattie spesso si sviluppano insieme e si ha una coinfezione.

La Borreliosi ha un ciclo biologico di due anni e i primi sintomi possono iniziare a comparire anche dopo 6 mesi dal morso.

Sintomi

I sintomi variano a seconda dello stato di salute generale del cane e dell’età. In generale si assiste a:

  • Febbre
  • Anoressia
  • Abbattimento
  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Artrite
  • Patologie renali

Terapia

Il periodo di cura è piuttosto lungo (come quello dell’Ehrlichiosi d’altronde). La terapia consiste normalmente nella somministrazione di antibiotici per un periodo non inferiore a 30 giorni. Generalmente viene utilizzata Doxiciclina, Cefrtriaxone e tetracicline.

E’ importante ricordare come l’arma più efficace, come nella maggior parte dei casi, è sempre la prevenzione. La regolarità nell’applicazione dell’antiparassitario è essenziale per prevenire questa orribile malattia. In determinate zone in cui il rischio di contagio è particolarmente elevato, si può anche effettuare una vaccinazione specifica (che non fa parte delle normali vaccinazioni annuali).


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